I Musei: Musei e Mostre permanenti

- I Musei: Musei e Mostre permanenti

- I Musei: Centro Studi sui Castelli


Museo Civico “Antonio Giacomelli” - Castel San Zeno

Porta Padova - Piazza Trieste, 15 - Montagnana (PD)
Telefono biglietteria e Ufficio Turistico IAT 0429 81320 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ORARI D'APERTURA
Mercoledì, giovedì e venerdì: turno unico di visita alle ore 11.00
Orario estivo
Sabato: turni di visita alle ore 10.30, 11.30, 16.00, 17.00, 18.00
Domenica e festivi: turni di visita alle ore 11.00, 12.00, 16.00, 17.00, 18.00
Orario invernale
Sabato: turni di visita alle ore 10.30, 11.30, 15.00, 16.00, 17.00
Domenica e festivi: turni di visita alle ore 11.00, 12.00, 15.00, 16.00, 17.00
Chiuso: lunedì, martedì, Natale e Capodanno.

 

Il Museo Civico di Montagnana trova sede nel Castello di San Zeno, il nucleo più antico delle fortificazioni della città, completamente restaurato nel 1996.
Da quella data il Castello ospita le più importanti istituzioni culturali della città: il Museo Civico, il Centro Congressi e Mostre, la Biblioteca, l’Archivio Storico Comunale e il Centro Studi sui Castelli.
Adiacente alla torre Ezzelina è stata inoltre ripristinata la moderna Arena “Martinelli-Pertile” destinata ad ospitare, nei mesi estivi, spettacoli ed eventi.
Il Museo Civico di Montagnana è stato istituito nel 1980, in seguito alla straordinaria scoperta della necropoli romana della gens Vassidia del 1974.
Esso accoglie materiali archeologici e oggetti d’arte del demanio statale e di proprietà civica.
L’istituzione è dedicata alla memoria del montagnanese Antonio Giacomelli, ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica, promotore della fondazione del Museo.
Il museo si divide in tre sezioni: la sezione archeologica, quella medievale e moderna e quella musicale.

La Sala accoglie i materiali di età preistorica e protostorica. Le più antiche testimonianze si datano ad età tardo-neolitica ed eneolitica (fine IV-III millennio a.C.). Le testimonianze archeologiche più consistenti e significative dell’antica Montagnana provengono dalla località Borgo S. Zeno, insediamento protostorico databile  tra la fine dell’età del bronzo e gli inizi dell’età del ferro (XII-VIII secolo a.C.).
La fase più tarda dell’età del ferro è documentata dal corredo di una ricca tomba maschile. Viene qui attestata l’usanza celtica di seppellire il defunto con le proprie armi ed attrezzi del mestiere: una spada con il suo fodero, una punta di lancia, un coltellaccio, una cesoia.
L’età romana - nella II Sala - è documentata da numerosi resti archeologici, dall’epoca augustea a quella tardo-imperiale, appartenenti a ville rustiche e a sepolcreti, che attestano un popolamento sparso sul territorio, spesso posizionato su dossi fluviali di origine atesina.
Più rilevanti e di grande pregio sono comunque i monumenti sepolcrali e le suppellettili funerarie; particolarmente ricchi i corredi, riferibili al sepolcreto della gens Vassidia, probabilmente proprietaria terriera della zona. Dei monumenti lapidei si segnala la grande stele in biancone, decorata a bassorilievo e con una lunga iscrizione sulla faccia a vista.
La Sezione Medievale e Moderna è formata da tre differenti nuclei di materiali, tutti afferenti alla storia ed agli edifici della città murata. Tra i dipinti trecenteschi (IV Sala) una Madonna in trono e due Santi e soprattutto San Prosdocimo e Santa Giustina, che lascia trapelare una sapiente qualità esecutiva sulla scia della lezione di Altichiero da Zevio; quindi una Carità di Alessandro Varotari “il Padovanino”, ed una tela tarda dell’atestino Antonio Zanchi (XVII e XVIII sec.).
Consistente la raccolta di ceramiche (III e IV Sala), che offre per frammenti un panorama della produzione montagnanese e dei rapporti con i limitrofi centri dell’arte, Legnago, Este e Padova, prodotti in tarda epoca carrarese (XIV sec.) e più tarda (“graffita rinascimentale”), in buona parte di produzione locale.

Particolare attenzione merita, per la sua originalità, la sezione musicale (V Sala) che comprende i materiali donati al Comune di Montagnana dagli eredi dei tenori Giovanni Martinelli (1885-1969) ed Aureliano Pertile (1885-1952), celebri protagonisti del teatro d’opera della prima metà del Novecento.
I documenti conservati nel Museo Civico consistono in fotografie originali, locandine ed altre testimonianze dell’attività dei due grandi cantanti. Di particolare interesse una raccolta di costumi di scena indossati da Martinelli in opere rappresentate al Metropolitan di New – York tra il 1914 e il 1925.


Giovanni Martinelli, già clarinettista in una banda militare, studiò canto a Milano. Debuttò al Teatro Dal Verme nel 1910 con lo Stabat di Rossini, cui seguì l’interpretazione di Ernani di Verdi, dove mise in luce la straordinaria ricchezza di mezzi vocali.
Puccini lo volle interprete della “prima” europea della Fanciulla del West, al Teatro Costanzi di Roma, nel 1911; l’anno successivo, debuttando al Covent Garden di Londra con Tosca, fu salutato come “un nuovo Caruso”.
Martinelli si esibì nei maggiori teatri d’Europa e delle Americhe; la sua leggendaria fama è però legata ai fasti del Metropolitan Opera House di New York, ove fu scritturato ininterrottamente dal 1913 al 1946.

Aureliano Pertile debuttò nel 1911 al Teatro Eretenio di Vicenza, oggi scomparso. Ancor prima che per le doti canore, che perfezionò scrupolosamente negli anni, il tenore colpì la critica per il naturale fraseggio e l’elegante stilizzazione dei personaggi.
Con Pagliacci di Leoncavallo ed Andrea Chénier di Giordano confermò la sua statura d’artista al teatro dal Verme di Milano nel 1912. Giunse al Teatro alla Scala di Milano nel 1916 con Francesca da Rimini di Zandonai.
Dopo alcune tournée in Sud America e a New York, Pertile venne richiamato alla Scala da Toscanini nel 1922 per Mefistotele di Boito.
Qui si esibì con continuità fino al 1937. Ritiratosi dalle scene, si dedicò all’insegnamento, ottenendo la cattedra di canto al Conservatorio di Milano e alla Scuola di Perfezionamento del Teatro alla Scala.